Storia di Mistretta


 

Mistretta, situata sui monti Nebrodi a 1000 mt sul livello del mare, dista dal Mar Tirreno 18 km. E’ collegata con la statale Messina – Palermo mediante la SS. 117 Nord-Sud .

Vi sono 5002 residenti stabili. Possiede un territorio di 12.676 ettari.

E’ sede di Tribunale e Giudice di Pace, Carcere Mandamentale, Agenzia delle Entrate, Ufficio Imposte, Sezione Circoscrizionale per l’Impiego, Comando, Compagnia e Stazione dei Carabinieri, Distaccamento del Corpo Forestale , Soat, Ospedale e Fondazione Maugeri.

Vi sono due Istituti di Scuola superiore ai quali sono aggregati gli Istituti di pari grado di S. Stefano Camastra e Caronia.

Ai suddetti istituti accedono alunni di Reitano, S. Stefano di Camastra, Caronia, Castel di Lucio, Tusa e Pettineo.

Per il suo patrimonio architettonico e artistico è considerata la “ Capitale culturale dei Nebrodi “.

E’ frequentemente visitata da studiosi che trovano nella Biblioteca Comunale, fra i 22.000 volumi, libri rari e di pregio, e nell’Archivio Storico, materiale cartaceo di grande interesse storico.

Fa parte del Parco dei Nebrodi e per le rarità delle specie faunistiche e floreali che vi risiedono, è frequente meta di escursioni.

L’economia della Città si basa sulla pastorizia, terziario e turismo.

E’ dotata di molti impianti sportivi e di verde pubblico attrezzato. Vi operano numerose associazioni con finalità culturali e ricreative e sodalizi.

L’Arcipretura e le tre Parrocchie gestiscono una emittente radio e una televisiva.


 

 


 

CENNI STORICI


 

Centro della civiltà dell’entroterra dei Nebrodi occidentali, Mistretta offre al turista il fascino di un mondo ancora “ vivibile”.

Conosciuta dagli storici greci e latini come Amestratos, Amestratus , Amastra, Mestraton, Mitistratos , Mistretta è stata fin dalle sue origini, per la sua posizione dominante, un punto di riferimento e di passaggio tra il massiccio centrale della Sicilia ed il Tirreno per mercanti e soldati.

Molti affermano che sia stata fondata dai Fenici, ma la tradizione fa risalire le sue origini ai Sicani, lasciando prove inconfondibili dei loro stanziamenti nelle costruzioni in pietra e negli oggetti di ceramica, molto simili a reperti di civiltà sicana ritrovati nell’Asia Minore.

Gli Arabi costruirono il nucleo originario della Fortezza i cui ruderi dominano tuttora la cittadina; in seguito i Normanni l’ampliarono e l’abbellirono. Nel 1282 i suoi cittadini parteciparono all’Epopea dei “Vespri Siciliani” ed i Re Aragonesi la inserirono tra le città demaniali con il titolo di “Imperialis”; Mistretta ebbe così un posto nel Parlamento del Regno. Da quel momento la città subì la stessa sorte del resto della Sicilia, dominata dai Re di Castiglia e d’Austria, dai Borboni e dai Piemontesi, sottomessa a feudatari senza scrupoli, da cui riuscì a riscattarsi con enormi sacrifici.

I Privilegi del Re Alfonso, nel 1447, crearono le condizioni affinché, nel XVI secolo, la città si arricchisse di numerosi monumenti religiosi fra i quali l’importante Chiesa Madre dove gli scalpellini amastratini lasciarono il segno della loro originale arte che non sfigura nemmeno accanto alle finissime opere dei Gagini che pure vi lavorarono.

Nel 700 si ebbe un lungo periodo di benessere, dovuto all’esportazione di prodotti agricolo - caseari e allo sfruttamento dei boschi comunali. Pertanto Mistretta divenne una base commerciale e si arricchì di empori, fattorie, magazzini ed uffici che mantenevano una efficiente organizzazione di scambi. La ricca borghesia amastratina, orgogliosa delle proprie ricchezze, costruì i propri palazzi con gusto sobrio ma severo.

La presenza, a Mistretta, alla fine del 1800, dell’Architetto Basile, incaricato della progettazione del cimitero, influenzò il nuovo assetto urbanistico, con la costruzione di fontane, larghi, piazze, pubblici passeggi e l’abbellimento della Villa Garibaldi. Intanto le numerose Chiese si arricchivano delle opere dello scultore amastratino Noè Marullo in un periodo in cui Mistretta raggiunse l’apice del suo splendore economico, artigianale ed artistico.


 

Circuiti turistici

La città di Mistretta è inserita nei seguenti circuiti turistici, eno-gastronomici e culturali:

  • La strada dei Sapori ;

  • Emozioni dei Nebrodi;

  • La strada dell’Olio;

  • Fiumara d’Arte;

  • Parco dei Nebrodi;

  • Strada dei Mulini;

  • Vallata dell’Halaeso ;

  • Nebros: Il Pal ( r ) co di Pan ;

  • Civiltà Italo Greca nel Valdemone – Echi di Bisanzio in occidente


 

Musei

Mistretta dispone di n. 3 musei:

1) il Museo civico polivalente: ubicato nei locali di via Monte n. 1 comprendente in atto una sezione storico artistica (dipinti e statue proveniente da siti monastici locali e pergamene aragonesi della città di Mistretta) ed una sezione archeologica (centinaia di reperti provenienti dalla zona del Castello e del centro storico)

Le raccolte e le collezioni costituiscono un prezioso corpus archeologico e storico-artistico presente nel circuito museale regionale, nazionale ed internazionale.

2) il Museo regionale delle tradizioni silvo-pastorali “G. Cocchiara” ubicato nei locali di Via Libertà n. 186 (Enti partenrs: il Comune di Mistretta, La Regione Siciliana ed il Parco dei Nebrodi) del quale fanno parti numerose sezioni fra cui quelle documentanti i cicli produttivi, le attività lavorative e artigianali , nonché le forme complessive di cultura materiale espresse nei contesti agro e silvo-pastorale che in esso si vogliono documentare e rappresentare .

A corredo dei materiali vi sono pannelli didattici, modellini in scala di strutture produttive tradizionali . L’intero percorso è organizzato attraverso postazioni multimediali che consentono una ampia fruizione del patrimonio esposto.

3) Museo diocesano – Sito in Via A. Salamone conserva paramenti sacri, pitture, sculture, argenti, preziosi mosaici provenienti dalla Chiese di Mistretta.

 

E’ in itinere l’allestimento del Museo del Parco dei Nebrodi dove verranno esposti rari esemplari di fauna preistorica.


 

A) Patrimonio Storico:


 

- Il Castello, già conosciuto in epoca romana (Polibio lo definisce “vetustissimo”), poi arabo, poi normanno e quindi aragonese, recentemente restaurato.

Le prime notizie sulla fortezza si hanno da un privilegio del 1101 con il quale il conte Ruggero dona al Demanio Regio e infeuda a se stesso Mistretta con il suo castello. Questo fu teatro di grandi avvenimenti per circa 300 anni, infatti lì si rifugiò Matteo Bonello durante la rivolta contro Guglielmo Re dei Normanni, vi si stabilì Federico D’Antiochia durante la rivolta contro Re Pietro D’Aragona nel 1337. Nel 1360 vi si trattenne Re Federico D’Aragona prima del matrimonio con Costanza. Altre notizie si riferiscono al 1474, quando era castellano regio Sigismondo De Luna, che aveva il compito della riscossione delle gabelle e che lasciò nell’incuria il castello. Nel 1520 il castello era già in rovina e ridotto a carcere. Il personale era costituito da due sole persone, il castellano e il portiere. Nel 1608, il castello era completamente in rovina. Nel 1633 i mistrettesi distrussero quanto rimaneva del castello simbolo delle angherie del potere regio. Nel 1686 una grande frana, che interessò tutta la vallata, distrusse il versante nord-est della rocca del castello che cambiò per sempre la sua morfologia. Dall’epoca della sua distruzione, i ruderi del castello e le rocce vicine vennero usati come cava di pietra per la costruzione delle case dei mistrettesi. Nel 1863 il Sindaco proibì con una ordinanza di “ fare pietra al castello “.

Di tale complesso oggi rimangono i ruderi delle mura perimetrali, e sul lato nord si configura ancora uno degli ingressi. Inoltre sono riconoscibili i ruderi delle mura di cinta nonché di strutture sussidiarie.

Con gli scavi archeologi effettuati nell’area sottostante i ruderi, negli anni ’80, sono stati rinvenuti le fondamenta di una piccola chiesa triabsidata, di probabile epoca normanna impiantata in uno strato di materiale bizantino.

 


 

Il Centro Storico

Mistretta è uno dei centri dei Nebrodi più ricchi di storia e di cultura, una piccola perla d’arte incastonata sul massiccio dei Nebrodi, verde dei suoi boschi.

Dall’alto del suo antico castello, l’occhio spazia verso il Tirreno e le Eolie, l’Etna innevato ed il lussureggiante verde di boschi circostanti.

Il suo centro storico è tra i più estesi e meglio conservati della Sicilia

Ancora oggi è possibile chiaramente distinguere le diverse fasi ed influenze nello sviluppo del centro edificato.

Il nucleo più antico è localizzabile nelle adiacenze della Chiesa di S. Caterina di Amestrata (XIII secolo) a sua volta fondata su un ninfeo romano (i reperti storici risalgono al IV secolo AC)

Certa la presenza di una importante comunità bizantina e musulmana.

La conquista normanna dell’XI secolo favorì la nascita di un nuovo borgo dei latini (che si struttura a cerchi concentrici attorno e fino alle falde del castello, in un’area in cui insistono antiche necropoli) rispetto a primitivo dei greci che divenne ormai periferico.

Una possente cinta muraria con torri ed almeno quattro porte ortogonali (porta Palermo, porta Messina, porta della Piazza –poi del “Muru ruttu”- e Pusterla, di cui ancora in situ solo la prima) difendeva l’ingresso e l’uscita della città,

I) due agglomerati (quello greco e quello latino) si espandono come macchie d’olio.

La Chiesa Madre di S. Lucia (esistente già dal 1169) posta sul pianoro a ridosso delle mura assumerà posizione sempre più centrale e di mediazione tra le due comunità, simbolicamente rappresentate con la giustapposizione nel transetto di una immagine della Madonna dell’Itria greca (1640-1654) e di una Loreto latina (1495)

Un terzo nucleo da non trascurare è quello costituito dal quartiere ebraico inizialmente isolato ed equidistante dagli altri due, a ridosso del torrente e sovrastato dal giardino dei cappuccini e da un orto di Palme.

Dopo l‘editto di espulsione (1492) e la conseguente forzata conversione dei membri della comunità, la sinagoga fu trasformata nella chiesa di S. Giovanni Battista ed il ghetto viene posto sotto lo stretto controllo dei Domenicani di S. Maria dell’Alto o del Rosario e dei Frati minori riformati di S. Maria del Gesù.

Il XVIII secolo ed il successivo vedono completarsi, con un progetto urbanistico sistematico, il processo di unificazione e di arredo del centro, secondo i canoni dell’ornato e del decoro da personaggi del calibro di Giovan Battista Basile, Silvestre Marciante e Noè Marullo.


 

Chiese

  1. Chiesa Madre – S. Lucia – (XII secolo): l’interno e l’esterno della chiesa racchiudono da soli un itinerario artistico irripetibile;

  2. Chiesa di S. Sebastiano (fercolo Livolsiano del 1500 e statua lignea del titolare opera di Noè Marullo) ( XVI secolo )

  3. Chiesa di S. Francesco (XVI secolo) con annessi convento (ora adibito a carcere) ed orto (dal 1868 Giardino Garibaldi realizzato su progetto dell’Arch. D’Onofrio))

  4. Chiesa di S. Caterina (XV secolo)

  5. Chiesa di S. Nicolò (XVI secolo) già chiesa madre

  6. Chiesa del Carmine (paliotto seicentesco) (XVI secolo )

  7. Chiesa S. Giuseppe ( esistente già nel 1595 )

  8. Chiesa del SS Salvatore (1300), con l’affresco del Cristo Pantocreatore

  9. Chiesa del Purgatorio ( 1669 )

  10. Chiesa dell’Annnunziata ( XVII secolo )

  11. Chiesa del SS Rosario ( XV secolo )

  12. Chiesa della SS Trinità (detta anche di S. Vincenzo) ( donata nel 1101 dal Conte Ruggero all’ Abbazia della SS. Trinità di Mileto in Calabria )

  13. Santuario Madonna della Luce ( fondata tra il XIV – XVI sec. )

  14. Chiesa privata nobiliare “S Croce” – già esistente nel 1575 –

  15. Chiesa di S. Pietro ( esistente già nel 1500 )

  16. Chiesa di S. Rosalia ( XVII secolo)

  17. Chiesa di S. Giovanni ( 1534 )

  18. Chiesa di S. Antonio da Padova ( XVI secolo )

  19. Chiesa di S. Biagio ( XVI secolo )

  20. Chiesa di S. Luca ( o Chiesa della Madre di Rivinusa ) ( XV sec. )

  21. Chiesa SS. Cosma e Damiano ( XV sec )

  22. Chiesa S. Maria di Gesù ( XVI- XVII )

  23. Chiesa di S. Sofia nella seconda metà dell’ 800 venne ricostruita la cappella intitolata alla Madonna dei Miracoli

  24. Chiesa della Madonna delle Grazie e S. Pio da Pietrelcina ( XX sec. )


 

Monumenti:

  1. La splendida villa comunale “Garibaldi” (già orto annesso al convento dei Cappuccini 1656 ) Diventato Giardino pubblico su progetto dell’Arch D’Onofrio nel 1868;

  2. la ottocentesca villa comunale “Chalet”

  3. le mura megalitiche e la normanna “Porta Palermo”

  4. l’Ospedale vecchio e l’Ospizio dei Poveri (cinquecenteschi)

5. Fontana del Rosario, costruita nel 1867, assieme alla Fontana di San Nicolo’ su progetto dell’arch. Silvestre Marciante dallo scalpellino Salvatore Giajmo

6: Fontana S. Nicolo’, Largo S. Pietro, costruita nel 1867, assieme alla Fontana del Rosario, su progetto dell’arch. Silvestre Marciante dallo scalpellino Salvatore Giajmo

7.Fontana Pia - Largo Cocchiara – Via Libertà - costruita nel 1862 dallo scalpellino Costantino Pellegrino – Nel 1863 fu dedicata a Maria Pia di Savoia che andò sposa al Re del Portogallo.

8. Fontana del Palo - Costruita nel 1860 in occasione della creazione del Largo Buon Consiglio e della costruzione dell’acquedotto “ Virdicanna”- Il lavoro fu eseguito dagli scalpellini Giamo e Pellegrino

9.Fontana S. Vincenzo, costruita nel 1875 ad opera del Mastro Sebastiano Arcieri

10. Fontana della Casazza ,costruita nel 1876 da Sebastiano Arcieri

11. Fontana S. Caterina , già esistente nel XVII secolo

12) Cimitero Monumentale – 1889 su Progetto dell’Arch. Giambattista Basile-

Molto pregevoli le Cappelle Allegra, Sergio, Mastrogiovanni Tasca, Salamone, Panebianco, Giaconia e altre tutte in pietra intagliata in stile nuovo gotico.

13) Monumento ai Caduti – 1930 – Arch. Ugo


 

Palazzi di grande interesse architettonico nel Centro Storico


 

  1. Palazzo Salamone-Sergio ( 1824 )

  2. Palazzo Tita ( 1885)

  3. Ex Casa degli Esercizi (ec Palazzo di Giustizia) ora sede del Museo regionale delle tradizioni silvo-pastorali G. Cocchiara) ( fine ‘600 )

  4. Palazzo Salamone (ora Zingone- Di Salvo) (1700 )

  1. Palazzo Centineo-Tita (ora Sanzarello) ( 1752 )

  2. Palazzo Portera (ora acquistato dal Parco dei Nebrodi per farne la sede del Parco ed un museo) (fine ‘700 ultimato 1803)

  3. Palazzo Mastrogiovanni Tasca (1727)

  4. Palazzo Scaduto (1669)

  5. Palazzo Allegra ( ‘600 )

  6. Palazzo Salamone (fine ‘800)

  7. Palazzo Russo (1775)

  8. Palazzo Di Salvo Faillaci( ‘800)

  9. Palazzo Gallo-Giaconia ( 1600 )

  10. Palazzo Passarello ( 1865 )

  11. Palazzo Teresa Salamone (oggi Prestifilippo ) ( 1863 )

  12. Palazzo Sergio (1771 )

  13. Palazzo Lo Iacono – Di Salvo – Giaconia ( XIX sec. )

  14. Palazzo Giaconia ( 1771 )

  15. Palazzo Trasselli ( XVIII )

  16. Palazzo Panebianco ( 1775 )

  17. Palazzo Parlato ( 1780 )

  18. Palazzo baroni Catania ( 1763 )

  19. Palazzo Lo Iacono Francesco ( 1717 )

  20. Casa Spinnato Vega ( seconda metà del 1868 )

  21. Circolo Unione , 1854, progetto dell’Arch. Cassetta


 


 


 


 


 


 

Dimore storiche nei dintorni


 

  • Villa Allegra XVIII sec. ;

  • La Torre dei Giaconia XVIII sec;

  • Casa Natoli 1700;

  • Complesso Colonna XVII sec;

  • Case Pagliaro XVIII ;

  • VillaSofia 1870 ( Agriturismo)

  • Casa Torre 1750 (Agriturismo)


 


 

B) Istruzione

Segnalare la presenza di n. 2 prestigiose Istituzioni scolastiche di secondo grado, il Liceo Classico “A. Manzoni” (risalente alla metà dell’800) ed il Liceo Scientifico nonchè dell’Istituto Professionale di Stato.

Mistretta, inoltre. è sede della della Dirigenza dell’Istituto di Istruzione superiore che raggruppa: i due Licei e l’IPF di Mistretta, l’ITC di S. Stefano di Camastra e l’Istituto agrario di Caronia.

Mistretta è sede di Segreteria remota dell’Università di Palermo .

Il Comune di Mistretta ha aderito alla Società consortile “ Polo Didattico universitario della Provincia di Messina”


 


 

C) Il polo culturale


 

Poggerà su quattro luoghi (l’ex Casa degli esercizi, che ospita il Museo regionale, il Palazzo Portera, sede del Parco e del museo del Parco, il palazzo Mastrogiovanni-Tasca, sede dell’archivio storico comunale e Centro Culturale, l’Edificio scolastico, sede della Biblioteca Comunale.

L’Archivio storico del Comune conserva circa 3000 faldoni di cui 1650 atti pre-unitari con inizio cronologico 1330;

La Biblioteca Comunale conserva rari incunaboli e cinquecentine ed è collegata in rete con l’SBR .


 

 

D) Gastronomia e prodotti tipici


 

La gastronomia mistrettese racchiude la genuinità, la semplicità e la ricchezza dei prodotti tipici locali e, dai primi piatti ai dolci, riesce a soddisfare anche i palati più esigenti, grazie anche agli aromi che la natura elargisce spontaneamente in questa zona, quali il finocchietto selvatico, l’origano, l’alloro……che riescono a dare un sapore particolare a molti cibi.

Alcuni piatti vanno di pari passo con le stagioni. Dall’autunno in primavera le verdure selvatiche, i funghi e i legumi primeggiano nelle mense; in estate gli ortaggi, il tutto condito con olio extravergine di oliva di produzione locale. Assieme ai prodotti agricoli vi sono quelli caseari, la provola, la ricotta fresca e salata, i formaggi di primo sale o stagionati e la carne nostrana.

Particolarmente apprezzata da quanti la gustano è, tra i prodotti caseari, la cosiddetta ricotta salata, per le quali si sfrutta una particolare tecnica di lavorazione. Il prodotto, opportunamente grattugiato, da un sapore caratteristico ai piatti anche più comuni, come per esempio la pasta con il pomodoro fresco ed alcuni piatti tipici mistrettesi, come la pasta con la zucchina o la caratteristica “ parmigiana “ locale. Né meno apprezzate sono alcune verdure selvatiche che vengono utilizzate, opportunamente cotte, come contorni, frittate, polpette, insalate o come condimento ai primi piatti. I finocchi selvatici, che oltre ad essere usati per la notissima “ pasta con le sarde “, nel nostro territorio vengono impiegati per fare delle prelibate polpettine fritte, da consumare calde o fredde, oppure ottime insalate, che si sposano con i sapori più disparati. Altro piatto prelibato, ma poco conosciuto fuori dai confini del nostro territorio, sono i caratteristici “ purrietti “ ( porri selvatici ), che ben reggono, a detta di molti, il confronto con la ben più nota “ bagna cauda “ piemontese? Il procedimento che rende, commestibile questa verdura è un po’ lungo ma i risultati fanno dimenticare la fatica che la preparazione richiede. Gustosi piatti si ottengono anche utilizzando gli asparagi di vario tipo che il nostro territorio produce in abbondanza. Lo stesso dicasi per i funghi che richiamano nella nostra zona tanti “ ricercatori “ provenienti anche da paesi distanti. Tra questi, pur se poco conosciuti, si annoverano i “ bissini “ ( vescie ) dalla forma, sapore e odore molto particolari.

Bovini, suini e caprini, allevati nel nostro territorio, forniscono la carne delle nostre mense. Gustose le grigliate, aromatizzate dal “ salmurigghiu “, speciale salsa a base di olio, limone ed aromi vari; buonissimo il capretto o l’agnello al forno… Fra tutti, comunque, eccelle la tipica salsiccia mistrettese di puro suino, aromatizzata con finocchietto selvatico. La stessa, essiccata, è un ottimo salame.

E, dulcis in fundo, i dolci tipici amastratini: la “ pasta reale “, anticamente regina dei banchetti nuziali ed oggi invece gustabile ogni giorno, da non confondere con la “ frutta martorana “ è un particolare tipo di dolce a base di mandorle e zucchero modellato a mano a forma di fiori e frutti; i “torroncini” di forma conica; i “napoli” a forma di rametti e i “scattati”, dal gradevole odore di vaniglia e cannella. E non mancano dolci tipici di alcune festività religiose come “ i varate “ del periodo pasquale e “ i vucciddati “ del periodo natalizio.


 

    1. Eventi ricorrenti


 

  1. Concerti e mostre in occasione del Natale

  2. Giuramento alla Madonna dei Miracoli (11 gennaio)

  3. Sfilate di carnevale

  4. Via Crucis vivente

  5. Festa dei Misteri

  6. Raduni bandistici

  7. Rappresentazioni teatrali e spettacoli

  8. Festa patronale votiva S Sebastiano (18 agosto)

  9. Festa e processione della Madonna della Luce e dei Giganti 7-8 settembre

  10. Premio “M. Messina”

  11. Rassegna musicale “ Stili a confronto” che è giunta alla settima edizione.


 

F) Ricettività e flusso turistico


 

L’offerta di accoglienza dei turisti si basa essenzialmente sulle case-vacanza – Molte abitazioni sono state restaurate ed arredate per accogliere i turisti.

Si sta diffondendo il bed and breakfast , nove strutture sono già disponibili.

Vi sono tre aziende agro-turistiche, “S. Sofia” e “La Torre ” e “ S. Giuseppe”, e l’ Albergo Sicilia.

Anche i Collegi S. Maria e S. Giuseppe offrono ospitalità ai non residenti.

Numerosi sono i ritrovi : dal Dancing Milleluci ai pub, pizzerie, bar al chiuso e all’aperto.


 

Nei mesi estivi inoltre vengono attrezzati altri spazi al fine di dare concrete risposte al maggiore afflusso.

Nei periodi estivi la popolazione si attesta a circa 13.000. A questi vanno aggiunti turisti occasionali, il cui flusso nell’ultima stagione si è attestato in 3.000 unità ( Dati riscontrati incrociando gli elenchi dei visitatori dei Musei e dell’Ufficio turistico)

Ad accogliere i turisti è disponibile l’ufficio di promozione turistica del Comune e quello del Parco dei Nebrodi istituito presso il Museo regionale.

La Pro-loco e le associazioni ippiche forniscono possibilità di escursioni.


 

G) Sanità:

Mistretta dispone di n. 2 strutture ospedaliere che presto saranno 3 (Ospedale SS Salvatore, Fondazione Maugeri e Neurolesi

Gli ospedali di Mistretta hanno a disposizione n. 3 autoambulanze (di cui n. 1 con caratteristiche di unità mobile di rianimazione)

Vi sono tre farmacie.

E’ attiva la guardia medica .


 

H) Servizi e Uffici

  1. Agenzia delle Entrate

  2. Tribunale

  3. Carceri Giudiziarie

  4. Comando e Compagnia Carabinieri

  5. Centro regionale per l’impiego

  6. Condotta agraria

  7. Soat

  8. Distaccamento Corpo forestale regionale

  9. L’istituendo Centro sperimentale (convenzione Ass. Agr., Ass Sanità, Comune)


 

I) Trasporti

Mistretta è collegata con la costa e l’interno della Sicilia mediante le linee di autobus dell’Interbus.

La stazione ferroviaria di S. Stefano di Camastra dista appena dieci minuti dal Centro abitato.

Ottimo servizio di biglietteria e prenotazioni viene fornito dalla locale Agenzia di intermediazione turistica.


 

L) L’ambiente

Il territorio di Mistretta si trova compreso tra la catena montuosa dei Nebrodi e il Mar Tirreno che è possibile raggiungere in dieci minuti, ciò offre al turista la possibilità di vivere una vacanza mare-monti .

I boschi Merio, Medda , Mascellino, Bascì, ed altri, sono facilmente raggiungibili. Oltre che per il trekking le aree boschive sono molto frequentati nei periodi di caccia e di raccolta funghi.

Da Serra Merio inizia l’itinerario escursionistico consigliato in tutte le guide del Parco dei Nebrodi.

Le aree attrezzate sono due : “Uriu Quattrocchi”, laghetto circolare dove è possibile l’avvistamento di uccelli acquatici e della rara testuggine palustre, e la “Neviera” .

 


 

M) Il Parco dei Nebrodi

Mistretta fa parte del Parco dei Nebrodi.

I Nebrodi vennero definiti “terra dei cerbiatti” dai Greci; gli Arabi li chiamavano Valdemone (vallis nemorum) cioè “terra dei Boschi”. Ma i Nebrodi non sono solo natura. Sono anche civiltà millenaria, storia, arte, cultura, tradizioni popolari.Occupano la parte centrale della catena montuosa settentrionale sicula (nota anche come Appenino siculo), confinanti ad est con i Peloritani, ad ovest con le Madonie, a sud con l’Etna e con gli Erei, a nord con il Mar Tirreno. Il territorio dei Nebrodi copre una superficie complessiva di circa 200.000 ettari, ricadenti in massima parte in provincia di Messina e anche in provincia di Catania, Enna e Palermo Sotto l’aspetto geologico, i Nebrodi fanno parte dell’era terziaria costituita da rocce argilloso-arenacee di varia struttura, composizione e potenza. Fa eccezione la parte nord-orientale del territorio, dove prevalgono le rocce calcaree-mesozoiche. La struttura geologica dei Nebrodi non è affatto uniforme, essa varia in base alla quota, alla latitudine, all’esposizione e per questo di distingue dagli altri rilievi montuosi circostanti. Basti pensare infatti alle rocce paleozoiche cristalline dei Peloritani ad est, ai basalti quaternari dell’Etna a sud, alle dolomie e  ai calcari compatti mesozoici delle Madonie ad ovest.

I Monti Nebrodi sono la parte della Sicilia più ricca di risorse idriche che si manifestano attraverso fiumi, ruscelli, torrenti, laghi e laghetti minori. Ciò dipende sia delle abbondanti precipitazioni atmosferiche, sia dalla buona capacità idrica dei terreni.

I Nebrodi sono anche la parte della Sicilia più ricca di verde: “terra dei boschi” proprio come la definivano gli Arabi. Questo territorio infatti è ricco di vegetazione e di flora che varia in base all’altitudine. Proprio per questo vengono distinte tre principali fasce vegetazionali. La prima quella  in prossimità del mare si trova la macchia  mediterranea (corbezzolo, mirto, citiso, lentisco, ecc.) e il bosco della sughereta. La fascia intermedia è caratterizzata dalle querce decidue (a riposo invernale) e comprende i querceti e le cerrete, oltre alle pinete e ai castagneti artificiali. La terza fascia, quella più in alto, è caratterizzata dalla faggeta e dai pascoli montani. La faggeta ricopre circa 10 mila ettari di tutto il crinale dei Nebrodi

Naturalmente i Nebrodi non si distinguono dagli altri rilievi della Sicilia  solo per la loro struttura geologica, per le risorse d’acqua, per i favolosi boschi che così genericamente sono stati descritti, né per il clima mite, ma essi rappresentano anche la parte più ricca  di fauna di tutta la Sicilia. Numerosi i piccoli mammiferi, molto presenti i rettili e gli anfibi, numerosissimi gli uccelli nidificanti (fra i quali l’aquila reale) e di passo, presenti anche gli invertebrati. Da non dimenticare alcune specie ormai scomparse da questi luoghi, come il lupo, l’ultimo esemplare avvistato nel 1928, cervi e daini, da ammirare invece alcune specie recentemente reintrodotte, come i grifoni nel territorio di Alcara Li Fusi e i caprioli nel territorio di Galati Mamertino

L’economia dei Nebrodi è basata prevalentemente sull’agricoltura e sulla zootecnia, pur essendo presenti anche la pesca e l’artigianato. Per quanto riguarda l’agricoltura, la fascia costiera è caratterizzata in prevalenza dagli agrumeti; la specie più coltivata è il limone, seguito dall’arancio e dal mandarino. Nella fascia collinare predominano gli uliveti e i noccioleti. Nella fascia più alta, quella montana, sul versante meridionale, troviamo i seminativi. Inoltre vengono coltivati la vite, che è presente quasi ovunque sui Nebrodi, il mandorlo, il fico, il pero, il pesco, il susino, il ciliegio, il castagneto da frutto, i frutti di bosco.

Per quanto riguarda la zootecnia, l’allevamento del bestiame viene considerato l’asse portante dell’economia nebrodense. A causa di alcuni fattori limitanti, l’allevamento si basa prevalentemente sul pascolo brado. Gli animali maggiormente allevati sono, nell’ordine: bovini, ovini, caprini, suini ed equini di razze autoctone. La produzione si basa sulla trasformazione del latte, da cui si ricavano formaggi, provole e ricotta e sulla produzione della carne.



 

Per quanto riguarda l’artigianato invece, negli ultimi tempi, ha subito un certo rallentamento per la crisi che ha investito il settore e per il forte flusso migratorio; esso tuttavia è ancora in grado di rispondere alle richieste più esigenti. Meritano particolare attenzione la ceramica di S .Stefano di Camastra; il ricamo, ancora molto presente in molti comuni dei Nebrodi; i tessuti, quindi coperte, tappeti, lenzuola ed altri capi che vengono confezionati al telaio, nonché i famosi tappeti realizzati ad Alcara Li Fusi con pezzi di stoffa di vario colore e filo (pezzare); il ferro battuto che si pratica in tutti i comuni dei Nebrodi, a Tortrici per es. si effettua anche  la lavorazione artistica; e poi ancora meritano interesse la lavorazione del legno, dell’oggettistica, la lavorazione della ferla, della canna, della verga e del giunco, che servono per fare cesti, canestri, panieri, sgabelli ecc..

I Nebrodi sono anche feste e folklore, la maggior parte di esse hanno origini antiche, alcune di autentica fede cristiana (i “Sepolcri”, la Via Crucis, la Passione e la Resurrezione di Cristo che si celebrano in molti comuni), altre invece hanno origini pagane (il “muzzuni” di Alcara Li Fusi), altre sono dei veri e propri riti propiziatori agresti (il “miracolo” di S. Giacomo a Capizzi, il lancio dei pani nella festa di S. Biagio a Militello Rosmarino. Fatta eccezione per le feste cicliche (Pasqua, Natale, ecc.) tutte le feste sui Nebrodi sono legate alle diverse fasi della vita economico-sociale, al fluire del stagioni, ai cicli lavorativi.